Nel secondo numero della rivista del 10 gennaio del 1950 Antonio Rubino ha annunciato la trasformazione del Gazzettino in Gazzettone, realizzando il disegno che pubblichiamo in questo numero accompagnato dalle due brevi poesie che spiegavano la trasformazione.
Mi chiamavan Gazzettino
ero alquanto impertinente
il mio tono sbarazzino
davo noia a certa gente
la mia voce risuonava
sola sola nel mistero
e il silenzio confermava
che dicevo soltanto il vero
Or mi chiamo Gazzettone
e intensifico l’azione
con metodico lavoro
gli angolini bui esploro
il silenzio è stato rotto
e si sa cosa c’è sotto
già si approssima il fatale
rendiconto generale.
Rubino sentiva grande il bisogno di un’informazione libera e coraggiosa, che non avesse paura di raccontare all’opinione pubblica le cose che succedono. Sapeva che ci sono notizie che danno fastidio, soprattutto a chi si ritrova a ricoprire incarichi di responsabilità politica.
Oggi le libertà di informazione è in pericolo, la legge “bavaglio” minaccia il nostro sistema informativo. Il ruolo dell’informazione è al centro del dibattito, dove ognuno deve recitare la sua parte: la politica deve risolvere il conflitto di interesse, i giornalisti devono svolgere con coscienza il proprio lavoro senza scendere a compromessi. . I lettori preferiscono il giornalismo d’inchiesta alla discutibile scelta della pratica del copia ed incolla. Non è facile, i tempi sono bui, ma si può provare ad esplorare il mistero della politica.
claudio porchia